Blog: il sesto potere?
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Un nuovo grande potere nelle mani di tutti: ma c’è chi ha paura.
Frontiera dell’informazione
Molti dicono che tutti i telegiornali ed i quotidiani in fondo si assomiglino, che si limitino a riportare le agenzie aggiungendo foto o filmati. Altri, più maliziosamente, insinuano che le varie testate sono prevedibili nel modo in cui riportano le notizie. Succederà così che le testate vicine ad una forza politica o ad un gruppo di potere tenderanno a riportare la notizia in modo tale che sia funzionale alla causa dei loro mecenati. Comunque la si voglia vedere tutti sono concordi nel dire che il vero giornalismo indipendente, quello delle grandi inchieste se non è morto certo non gode di buona salute. Se consideriamo anche il fatto che negli ultimi anni per fattori che nulla hanno a che vedere con l’informazione ed il giornalismo ma che attengono solo al mondo della finanza sempre più testate giornalistiche fanno capo ad un gruppo sempre più ristretto di società, la situazione sembra ancora più fosca. Forse però, dal basso, qualcosa si sta muovendo. Dopo stampa e Tv un sesto potere sta nascendo su basi completamente differenti da quelle dei suoi predecessori, un sistema forse non completamente professionale ma a cui ognuno può collaborare senza padroni nè bavagli: i blog, la frontiera dell’informazione.
Avvicinarsi è semplice
Un blog o web-log (traccia sul web, traccia sulla rete) è, in parole povere, un’applicazione che permette semplicemente, anche ai più digiuni nell’uso del computer, di creare e gestire un diario elettronico visibile a tutti su internet. Le uniche cose che occorrono sono un computer, un browser (il programma per navigare su internet), una connessione ad internet e una certa quantità di tempo da dedicargli. Il meccanismo con cui si interagisce sui blog è molto semplice: l’autore, o gli autori (infatti il diario può anche essere collettivo), scrive il suo messaggio (in inglese post), i visitatori che passeranno e lo riterranno opportuno potranno o lasciare un commento o segnalare a loro volta l’articolo dal loro blog (in inglese trackback). Semplice!
Creare un blog poi, se si è agli inizi, può essere un’esperienza veramente facile e completamente gratuita. Esistono su internet alcune community che permettono di creare un blog con un breve processo guidato. Fra le più famose l’italiana Splinder (www.splinder.com) che ospita circa 127 mila blog, Blogger (www.blogger.com) oppure l’area blog del portale di Clarence (blog.clarence.com), solo per fare qualche esempio.
Arriva dagli U.S.A.
La moda dei diari on-line ha cominciato a diffondersi pesantemente negli Stati Uniti intorno al 1997 (si dice che il primo blogger sia stato un certo Justin Hall che iniziò nel 1994) per poi attraversare l’Atlantico ed arrivare anche in Italia a partire dal 2001. Negli ultimi due anni il boom: ad oggi fare un censimento dei blog esistenti è praticamente impossibile, per loro natura ogni giorno ne vengono creati, cancellati o abbandonati centinaia, se non migliaia. Una stima però è possibile, gli indicizzatori più evoluti (applicativi simili a motori di ricerca che si occupano di trovare e catalogare il contenuto dei blog) fino ad oggi sono riusciti a raggiungere quota 10 milioni, di cui la metà attivi (aggiornati con una certa frequenza), ma la stima più realistica parla di una cifra compresa fra i 16 ed i 24 milioni di weblog esistenti. Sono numeri veramente impressionanti!
Giornalisti e blogger: confronto inevitabile
Finchè il mondo dei blog è rimasto confinato, almeno nell’immaginario di chi fa informazione per professione, alla sfera dell’hobbistica nessuno gli ha prestato grande attenzione, tutt’al più veniva catalogato come la moda del momento. Ma il mondo stava cambiando ed il rimandarne la presa di coscienza avrebbe solo peggiorato il momento del risveglio. Infatti già dopo l’11 settembre del 2001 molti blog americani che avevano preso posizione sulla lotta al terrorismo cominciarono a conquistare un consenso di pubblico mai visto fino a quel momento: la blogsfera non era più solo un posto da geek (patito della tecnologia) o da iniziati, era un’agorà digitale in cui ogni cittadino poteva leggere, discutere, commentare ed anche fornire notizie interessanti ed utili alla sua vita di tutti i giorni. Ma i blogger stavano solo scaldando i muscoli, negli Stati Uniti di lì a poco altri due importanti appuntamenti li attendevano: la guerra in Afghanistan ed in Iraq e le elezioni presidenziali del 2004. In nessuno dei due casi i blog, come per altro i quotidiani, avrebbero potuto orientare il voto popolare, figuriamoci la decisione di mandare un esercito in guerra, il punto non è questo. Il vero risultato ottenuto dai blogger in queste occasioni è stato quello di porsi come valida, e a volte preferita, fonte di informazione e approfondimento utilizzando come uniche armi la loro autonomia di pensiero, la competenza, il saper scrivere e, non ultimo, il dialogare, discutere e magari perfino scontrarsi con i propri lettori.
Potere ai cittadini
Ma non sempre i blog si sono limitati a riportare notizie e a commentarle, sono sempre più numerosi i casi in cui partendo magari dalla periferia della blogsfera, con un vero e proprio tam-tam, si diffonde la segnalazione di un post interessante su qualcosa che dovrebbe essere di dominio pubblico ma che non è ancora stato reso noto dai media tradizionali. Da quel momento si instaura una vera e propria class action la cui pressione d’opinione è talmente forte da ottenere risultati fino a pochi anni fa inpensabili. Fra i casi più famosi troviamo il così detto Rathergate, uno scandalo nato tutto sui blog al cui centro si era venuto a trovare il famoso giornalista americano Dan Rather che in un servizio per la CBS aveva mostrato documenti che dimostravano in che modo George W. Bush aveva aggirato l’obbligo di prestare servizio militare. Tutto falso hanno dimostrato i blogger! E dopo poco uno dei monumenti del giornalismo americano ha preferito lasciare. Sempre nel mondo del giornalismo è maturato il caso del direttore esecutivo delle news della Cnn, Eason Jordan, che, accusato dai blogger di aver mentito riguardo al fatto che i soldati americani in Iraq avevano preso di mira i giornalisti, si è infine dovuto dimettere. Anche come consumatori i blogger non scherzano: nel 2004 sul web circolò un video che dimostrava come fosse facile – bastava una penna a sfera – aprire un famoso lucchetto pubblicizzato come assolutamente inespugnabile. In breve la casa produttrice fu costretta a correggere il difetto e ad istituire una campagna gratuita di sostituzione. Dai blog è arrivato anche un duro colpo alla propaganda bellica degli Stati Uniti: infatti, nei primi giorni di guerra, mentre le Tv con i loro giornalisti “embedded” ed i quotidiani con gli editorialisti patinati ribadivano che in Iraq tutto andava bene, che le truppe USA erano ben volute, proprio dall’Iraq i militari americani descrivevano quella situazione che oggi tutti conosciamo purtroppo così bene. Descrivevano una quotidianità fatta di imboscate, di paura, insomma descrivevano la guerra. Per la prima volta la voce delle truppe si levava più forte di quella dei generali, almeno per chi voleva sentirla.
La via italiana
E in Europa? E in Italia? Secondo un recente articolo di BusinessWeek i blogger più attivi nel vecchio continente sarebbero i Francesi con ben 3 milioni di blog attivi, secondi gli Inglesi con 1 milione e terzi a pari merito Tedeschi ed Italiani con circa 200-300 mila blog.
Nel nostro Paese, purtroppo, un po’ per ritardo, un po’ per un approccio culturale diverso da quello anglosassone al mondo dell’informazione, “l’esperienza blog“ ha preso la via più del diario personale che del vero e proprio network alternativo. Ne sia prova il fatto che sempre più spesso per citare fonti autorevoli anche su eventi che riguardano l’Italia, si fa riferimento a fonti estere.
Certo esistono notevoli eccezioni, per qualità e per seguito. Fra queste troviamo il recentissimo blog di Beppe Grillo (www.beppegrillo.it), aggiornato quotidianamente e curato con un’assiduità rara per una star del suo calibro. Un blog molto più “anziano”, ideato da Gianluca Neri, è Macchianera (www.macchianera.net), che, alternando serio e faceto, affronta temi mai discussi da nessun altro né sulla rete né fuori. Se invece si preferisce il taglio giornalistico più classico c’è l’ottimo Wittgenstein (www.wittgenstein.it) curato da Luca Sofri.
Potente perchè ovunque
Sono tutti risultati assolutamente notevoli se si pensa che tutto è cominciato una decina di anni fa e i “centri di comando” non sono in grandi grattacieli ma nelle case di persone comuni: ed è questo il segreto del successo! Persone che non traggono il loro sostentamento da quest’attività e, nell’assoluta maggioranza dei casi, non traggono alcun profitto nel farlo non sono assolutamente ricattabili sul piano economico da sponsor o da lobby di potere. Inoltre, proprio per la morfologia stessa della rete, in cui tutti possono essere potenzialmente fruitore o distributore, l’idea stessa di censura, checchè ne pensino le autorità, è un concetto che sopravvive ormai solo nel codice penale.
È un’idea potente, talmente potente da spaventare chi pensava di poter controllare tutto.
I grandi non stanno a guardare
C’è però chi ha deciso di non farsi spaventare ed ha pensato che chi non era ricattabile forse poteva diventarlo: l’ultima tendenza all’interno delle redazioni d’oltre oceano è infatti quella di integrare i blogger più seguiti nelle proprie fila in posizioni di prestigio. Esiste un altro preoccupante fenomeno con cui i Golia dell’informazione tentano di imbavagliare i Davide dell’era digitale, è una pratica odiosa che fino ad oggi era confinata alla “vita vissuta” e non aveva ancora fatto capolino sul web, è la prassi per cui se tu dici qualcosa che mi infastidisce, anche se è vera, io ti faccio, o minaccio di farti, causa. Le grandi corporations o i grandi personaggi pubblici hanno alle spalle capitali e studi legali che un privato cittadino non può nemmeno immaginarsi. Succede così che con questi metodi intimidatori, ahimè sempre più diffusi, la libertà di parola venga messa ogni giorno sempre più in pericolo.
Se i blog si venderanno ai grandi media scegliendo il “lato oscuro della forza” perdendo tutto quello che si sono conquistati e tornando ad essere semplici diari personali o se continueranno nella loro grande scalata al consenso ad oggi non è ancora chiaro, sicuramente per saperlo con un po’ di anticipo sarà il caso di volgere lo sguardo ad occidente.