Alcuni progetti OS aggiungono la clausola “no military use” alla GPL
Tiziano Mengotti e Rene Tegel sono i responsabili dello sviluppo del progetto GPU, un client Gnutella che crea supercomputer ad-hoc permettendo ad i singoli PC sulla rete di mettere in condivisione le proprie risorse di CPU. L’aspetto veramente degno di interesse di Gnutella però è la sua licenza, infatti per la prima volta all’interno della GPL viene introdotta una clausola, denominata “no military use”, che di fatto vieterebbe l’utilizzo dei software licenziati in questo modo in ambito militare.
Giusto? Sbagliato? Dal punto di vista morale chiaramente rimane una questione molto soggettiva, ma dal punto di vista tecnico? I pareri non si sono certo fatti attendere. Richard Stallman, il fondatore del movimento Free Software ed autore della GPL, nonostante ritenga che il requisito emerso non sia del tutto peregrino esprime un’assoluta contrarietà verso i metodi utilizzati, metodi che prevedono il diritto per lo svilippatore, o il distributore, di controllarne l’uso in aperta contraddizione con lo spirito del free sostware. Sostanzialmente sulle stesse posizioni anche Russ Nelson, membro fondatore dell’Open Source Initiative (OSI)
E la comunità degli sviluppatori? Sembra aver accolto positivamente questa novità richiamandosi anche alle Tre leggi della robotica di Isaac Asimov, di cui la prima recita: un robot non può recare danno a un essere umano, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.
Io sono un po’ scettico. In questi ultimissimi anni, forse mesi, l’Open Source si sta lentamente e faticosamente guadagnando il rispetto ed il posto che merita all’interno del mercato dell’Information Technology di fascia Enterprise. Solo per fare degli esempi penso ad Oracle che spinge come sua piattaforma di elezione Linux, o il recente porting del client Lotus Notes V.7 sempre su Linux, o il sempre maggior interesse con cui il mondo della virtualizzazione guarda a Xen.
D’altra parte penso a quanto il mondo “militare” o vicino ai militari investe economicamente, direttamente ed indirettamente, nell’Open Source, uno su tutti l’NSA con il modulo SELinux.
Ecco, in una situazione che sembra volgere al meglio, introdurre un elemento come la clausola “no military use” secondo me equivarrebbe a fare un passo in dietro, a tornare a quando coesistevano una miriade di licenze che rendevano, di fatto, poco usabile per scopi commerciali quasi ogni pacchetto software. Pensate a cosa succederebbe se, seguendo questo trend, di colpo alcune librerie molto utilizzate diventassero inutilizzabili per scopi militari. Insomma un pasticcio che rischia, come evidenziato da più parti, di rivelarsi inutile per chi ha proposto la modifica perchè la vedrebbe puntualmente disattesa, per gli utilizzatori che si troverebbero in una situazione molto delicata nel cercare di rispettare le licenze d’uso, per gli sviluppatori che cercando di utilizzare librerie e componenti software dalle licenze omogenee si troverebbero in una situazione molto frustrante.